Apollo 6
La missione dell’Apollo 6 durò solo 10 ore. Lanciato il 4 Aprile 1968 (giorno dell'assassinio di Martin Luther King), fu il secondo e ultimo test di volo privo di equipaggio del veicolo di lancio Saturn V.
Il decollo avvenne alle ore 12:00 e l’ammaraggio avvenne alle ore 21:57 nell’Oceano Pacifico.
Gli obiettivi della missione erano testare l’integrità strutturale e termica e la compatibilità del veicolo di lancio; testare la separazione degli stadi del veicolo di lancio; valutare l’efficienza dei sistemi di rilevamento delle emergenze; verificare il funzionamento del propulsore del Saturn V, dei sistemi di guida e di controllo e dei sistemi elettrici.
Un altro obiettivo era il test del modulo di rientro posto in estreme condizioni simulando il peggior caso possibile al ritorno dalla Luna. Questo obiettivo non fu raggiunto a causa di un malfunzionamento del propulsore J-2.
Lo stadio S-IC arrivò con una chiatta il 13 marzo 1967 e fu eretto nel VAB quattro giorni dopo, con la S-IVB, terzo stadio e il computer per la strumentazione che arrivarono lo stesso giorno. Il secondo stadio S-II arrivò due mesi dopo questi e fu sostituito con un distanziatore a manubrio così che il collaudo poté procedere. Questo aveva la stessa lunghezza e massa del S-II con tutte le connessioni elettriche. Lo S-II arrivò il 24 maggio. Fu accatastato e unito al razzo il 7 luglio.
Il collaudo era lento poiché si stava ancora controllando il veicolo di lancio dell'Apollo 4.
Il VAB poteva contenere quattro Saturn V, ma era possibile controllarne solo uno alla volta. Il modulo di Comando e Servizio arrivò il 29 settembre e fu assemblato il 10 dicembre. Era un ibrido, presentando il modulo di comando numero 20 e il modulo di servizio numero 14, dopo che il modulo di servizio numero 20 era andato distrutto nell'esplosione di un serbatoio e il modulo di comando numero 14 era stato smantellato come oggetto dell'investigazione sull'incendio dell'Apollo 1.
Dopo due mesi di collaudo e riparazioni il razzo fu spostato al blocco il 6 febbraio 1968.
Diversamente dal perfetto volo dell'Apollo 4, l'Apollo 6 presentò diversi problemi proprio dall'inizio.
Dopo due minuti di volo, il razzo subì dure oscillazioni pogo per circa 30 secondi.
Una novità di grande rilievo furono le spettacolari fotografie della Terra scattate dalle macchine appositamente installate sulla navicella in orbita terrestre.
Apollo 7 fu la prima missione con equipaggio nel programma Apollo ad essere lanciata dopo il tragico incidente dell'Apollo 1.
Fu una missione orbitale di undici giorni, il primo lancio con equipaggio del veicolo di lancio Saturn IB, e la prima missione spaziale americana con tre uomini.
Il lancio avvenne alle 15:02 dell’11 Ottobre 1968 e l’ammaraggio avvenne il 22 Ottobre alle 11:11 nel Mare dei Caraibi.
Walter Schirra, Donn Eisele e Walter Cunningham erano gli astronauti dell’equipaggio di riserva della missione Apollo 1.
Dopo la tragica morte di Grissom, White e Chaffee, che perirono nell'incendio della capsula dell'Apollo 1, gli astronauti Schirra, Eisele e Cunningham dovettero assumere la difficile eredità e vennero dunque designati come i primi astronauti che avrebbero volato sulla nuova capsula dell'Apollo.
Schirra fu uno dei primi astronauti scelti dalla NASA ed aveva già volato nello spazio con Sigma 7 e Gemini 6, due missioni estremamente riuscite. Già prima del lancio diede comunque l'annuncio ufficiale che avrebbe lasciato la NASA al termine della missione.
Eisele e Cunningham invece erano astronauti privi di precedenti esperienze nello spazio.
Internamente, la missione venne denominata missione C.
L'equipaggio di riserva era composto da Tom Stafford (comandante) John Young (pilota del modulo di comando) ed Eugene Cernan (pilota del modulo lunare). Tutti e tre gli astronauti avevano precedentemente volato per una o due volte nello spazio su diverse missioni del programma Gemini.
Una novità del programma Apollo fu la nomina di un equipaggio di supporto (Support Crew), incaricato di svolgere diversi lavori impegnativi sotto il punto di vista temporale, sollevando l'equipaggio principale e quello di riserva da queste attività e consentendo agli astronauti previsti per la missione una preparazione più specifica. Faceva infatti parte dell'attività dell'equipaggio di supporto l'aggiornare costantemente i piani di volo e le varie liste di controllo. Inoltre furono incaricati di sviluppare diversi programmi d'esercitazione per i simulatori di volo.
Prima di ogni test del conto alla rovescia l'equipaggio di supporto era responsabile che ogni leva ed interruttore della capsula dell'Apollo si trovasse nella posizione corretta.Solo dopo tale operazione l'equipaggio principale saliva a bordo della capsula.
Per Apollo 7, quando il volo venne presentato ufficialmente, vennero scelti quali membri dell'equipaggio di supporto gli astronauti John L. Swigert, Ronald E. Evans e William Pogue.
Dopo l'incendio dell'Apollo 1 vennero eseguite molteplici variazioni alla capsula dell'Apollo.
Infatti per la missione dell'Apollo 7 venne utilizzata la nuovissima capsula con il numero di serie CSM-101, il primo modello del blocco della serie II.
Il trasporto di un modulo lunare non fu previsto per questa missione.
Le singole parti del razzo vettore del tipo Saturn IB, con il numero di serie AS-205, vennero consegnate al John F. Kennedy Space Center a primavera del 1968. L'assemblamento perdurò per tutta l'estate e solo il 9 agosto 1968 Apollo 7, completamente montato, poté essere trasportato verso la piattaforma e rampa di lancio numero 34.
I test programmati per la missione avrebbero potuto essere eseguiti nel corso di tre sole giornate, però la NASA programmò sin dall'inizio una missione della durata di undici giorni, cioè di durata superiore a quella di un volo d'andata e ritorno verso la Luna.
Vennero dunque definiti alcuni obiettivi principali della missione:
- dimostrazione della capacità di resa della navicella spaziale, dell'equipaggio e dei sistemi di volo durante una missione di lunga durata;
- dimostrazione della capacità di eseguire manovre rendezvous della navicella Apollo.
Durante la missione assunsero il ruolo di radiofonisti di contatto con la capsula (CapCom) l'intero equipaggio di riserva (Stafford, Cernan e Young) nonché l'equipaggio di supporto Swigert, Evans e Pogue.
Il lancio avvenne da Cape Canaveral l'11 ottobre 1968 alle ore 15.02 UTC in condizioni di vento relativamente forte.
Il razzo vettore Saturn IB operò perfettamente pertanto, dopo circa 10 minuti, la navicella spaziale entrò nell'orbita intorno alla Terra. Venne raggiunto un perigeo di 227 chilometri ed un apogeo di 285 chilometri.
Trascorse alcune ore la navicella si staccò dal secondo stadio del razzo vettore, si girò, ed esegui la manovra rendezvous. Con ciò venne simulato come le future navicelle Apollo avrebbero dovuto eseguire l'apposita manovra per estrarre il modulo lunare dal terzo stadio di un razzo vettore del tipo Saturn V.
La capsula si allontanò dal razzo ed il giorno successivo eseguì nuovamente una manovra di avvicinamento. In questa seconda occasione comunque vennero modificate le manovre stesse, con l'intenzione principale di simulare una manovra rendezvous in orbita lunare tra il modulo lunare e la navicella Apollo. Infatti le manovre vennero eseguite navigando in parte con l'utilizzo di un apparecchio radar ed in parte con il sostegno di un semplice sestante. In condizioni ideali il secondo stadio del razzo era ancora visibile ad una distanza di ben 1.800 chilometri.
Per la prima volta nella storia dell'esplorazione spaziale da parte degli Stati Uniti, gli astronauti ebbero a bordo una telecamera. Già in precedenti occasioni venne avanzata tale intenzione, però sempre cancellata dai piani di volo a causa di problemi di peso. Navicelle spaziali sovietiche già in precedenti occasioni avevano avuto a bordo delle telecamere; la missione Apollo 7 comunque significò la prima trasmissione in diretta di immagini dallo spazio.
Durante la missione il congegno di propulsione della navicella spaziale (SPS) venne acceso per ben otto volte e funzionò perfettamente; pure la durata di tali accensioni variò da un minimo di mezzo secondo fino ad un massimo di dodici minuti.
Ovviamente tali manovre comportarono dei cambi di traiettoria nell'orbita terrestre e si raggiunse un'altitudine massima di 452 chilometri; tutte queste operazioni riuscirono perfettamente.
Già il primo giorno di volo Schirra prese il raffreddore, seguito a breve distanza da Cunningham ed Eisele. Ciò nonostante fu programmata l'esecuzione di un programma di test alquanto vasto (si trattava in fondo della prima missione di un nuovo tipo di veicolo spaziale) che causò non poche polemiche e fu oggetto di forti divergenze tra direzione di volo ed equipaggio. Il fatto che la secrezione nasale non scolasse verso il basso autonomamente a causa dell'assenza di gravità obbligava gli astronauti a pulirsi il naso continuamente.
La cabina del nuovo Modulo di Comando si rivelò molto più confortevole della cabina lillipuziana della capsula Gemini.
Negli 11 giorni passati in orbita, gli astronauti soffrirono però per il cibo pessimo; anche le cuccette per dormire, costruite in materiale antincendio, si rivelarono una tortura.
Il perfetto funzionamento di tutti i dispositivi compensò però gli astronauti di tanti sacrifici.
Con questo volo il capitano Walter Schirra fu l'unico astronauta ad aver partecipato alle missioni Mercury, Gemini e Apollo.
Dopo 10 giorni di volo gli astronauti accesero i retrorazzi frenanti per 12 secondi. Quattro minuti dopo il modulo di servizio venne staccato dal modulo di comando.
Durante la fase di rientro nell'atmosfera terrestre gli astronauti dovettero sopportare una decelerazione fino a 3,3 G. Durante gli ultimi sei minuti la discesa venne frenata da appositi paracadute.
Dall'accensione dei retrorazzi fino all'effettivo atterraggio nel mare caraibico era passata mezz'ora.
La capsula dell'Apollo atterrò capovolta, cioè con la punta sott'acqua; poté comunque immediatamente essere rialzata mediante il gonfiaggio di appositi sacchi d'aria.
Gli astronauti vennero recuperati dall'elicottero di soccorso e portati a bordo della portaerei USS Essex.
La missione dell'Apollo 7 non fu solamente la dimostrazione dell'idoneità di volo della navicella spaziale, ma anche di tutte le procedure collegate, come l'assemblaggio del razzo vettore, i preparativi di lancio e la direzione di volo. Fu dunque il primo passo nella giusta direzione per riuscire nell'intento di portare l'uomo sulla Luna.
Fino alla fine del decennio, cioè per mantenere la promessa fatta dal Presidente Kennedy, il tempo rimasto a disposizione era di soli 14 mesi.
Come tappa successiva venne dunque programmato che l'equipaggio dell'astronauta comandante James McDivitt avrebbe volato su Apollo 8 in una missione per testare il modulo lunare nell'orbita intorno alla Terra. Già da mesi si era dovuto constatare che la costruzione di questo modulo non sarebbe stata conclusa in tempo e pertanto il suo utilizzo si sarebbe ulteriormente tirato per le lunghe considerando che prima di volare in orbita sarebbero in ogni caso state necessarie diverse esercitazioni a terra.
All'interno, comunque, la NASA aveva già sviluppato un piano alternativo: l'equipaggio dell'astronauta comandante Frank Borman, previsto per la missione dell'Apollo 9, programmata agli inizi dell'anno successivo, era pronto e pienamente addestrato per questa missione. Pertanto si sarebbero potute invertire le due missioni ed anticipare la prima missione con equipaggio utilizzando il nuovo razzo vettore del tipo Saturn V. Anche senza avere a bordo il modulo lunare poteva essere programmato un volo verso la Luna e così essere guadagnate importantissime esperienze per future missioni.
Tre settimane dopo l'atterraggio dell'Apollo 7, la NASA decise definitivamente di modificare il piano originario e di mandare la missione, ora rinumerata in Apollo 8, verso la Luna.

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